Dmitry Belyaev e la domesticazione

Domesticazione: da dove è partito tutto? A partire dal 1959 Dmitri Belyaev ed un team di genetisti condussero, presso l’Istituto di Citologia e Genetica di Novosibirsk in Siberia, uno dei più importanti esperimenti di biologia di quell’epoca.

Gli scienziati condussero l’esperimento su un campione di volpi unico nel suo genere e selezionato con lo scopo di studiare gli aspetti genetici e comportamentali legati alla domesticazione.

Quello che è conosciuto come “the silver fox, or farm fox, domestication study” ci ha consegnato risultati importanti su cui ancora oggi si sta lavorando.

Domesticazione non è sinonimo di addomesticare.

Partendo dalla considerazione, soprattutto basandosi sugli studi di Darwin, che ci sono alcune caratteristiche, non solo fenotipiche, che accomunano le specie addomesticate. Oggi si parla, al proposito, di “domestication syndrome”, ossia sindrome della domesticazione.

Belyaev iniziò a valutare l’ipotesi che gli uomini, per selezionare gli animali per tante tipologie di scopi, avessero avuto bisogno, innanzitutto, di avere a che fare con animali prosociali.

B9CHCR Dmitry Belyaev prominent genetic expert with laboratory foxes selected on his own method

Belyaev ipotizzò che le fasi iniziali di tutti gli eventi di addomesticamento degli animali comportassero la scelta degli individui più calmi e prosociali verso l’uomo. Per approfondimento: The silver fox domestication experiment Lee Alan Dugatkin

Belyaev ipotizzò che tutti i tratti della sindrome dell’addomesticamento fossero, in un modo o in un altro, anche se non sapeva come o perché, geneticamente legati a geni associati alla docilità. (The silver fox domestication experiment Lee Alan Dugatkin)

Si condussero quindi esperimenti per studiare la domesticazione. Partendo da un allevamento di volpi argentate, una variante della volpe rossa (Vulpes vulpes), Belyaev creò due popolazioni separate.

Proseguì selezionando un gruppo di animali in base alla loro ridotta aggressività e paura nei confronti dell’uomo. Per lo scopo utilizzò una scala per il punteggio sulla domestichezza e mantenne una popolazione controllo di animali che si riproducevano senza questi criteri specifici.

L’esperimento nel dettaglio…

Gli scienziati scelsero 130 volpi (30 maschi e 100 femmine). Un ricercatore manipolava i cuccioli e offriva del cibo con le mani e cercava di accarezzarli.

A 8 mesi, quando raggiungevano la maturità, i cuccioli erano suddivisi in 3 classi.

3) individui meno socievoli (ma più calmi delle volpi non selezionate) che cercavano di mordere quando si provava ad accarezzarle. Accettavano il cibo dalla mano.

2) individui che si lasciavano accarezzare ma non si mostravano particolarmente amichevoli nei confronti dell’uomo.

1) individui socievoli verso l’uomo, che scodinzolavano ed uggiolavano

Dopo la sesta generazione fu aggiunta la CLASSE 1E: volpi particolarmente socievoli che si comportavano come cani e cercavano il contatto con la persona.

Ciò che avvenne fu straordinario. Sulla base dell’unico criterio di selezione adottato, ossia la minore paura ed aggressività verso l’uomo (ovvero la docilità), comparvero nelle volpi selezionate una serie di cambiamenti comportamentali, fisiologici e morfologici. Tali cambiamenti non comparvero invece nella popolazione di volpi controllo, e ciò avvenne nell’arco di sole venti generazioni.

Per approfondimenti:

“Domestication through the Centuries: Darwin’s Ideas and Dmitry Belyaev’s Long-Term Experiment in Silver Foxes”

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